La costruzione del palazzo (acquistato dall’UniversitĂ  nel 1972 e oggi sede di Dipartimenti della Scuola di Scienze Umanistiche, il DIRAAS ed il DAFIST) fu avviata nel 1618 per i fratelli Giacomo e Pantaleo Balbi su disegno di Bartolomeo Bianco.

La soluzione dei due piani nobili sovrapporti (in alternativa agli appartamenti affiancati), innovativa in ambito genovese, soddisfaceva le esigenze dei proprietari rispettando i limiti dell’area disponibile. Il Bianco utilizzò gli elementi compositivi della tradizione cinquecentesca in modo fluido e libero, dilatando in profonditĂ  gli spazi continui del vestibolo e della corte colonnata. In seguito, quando l’edificio passò per via ereditaria a Francesco Maria Balbi, un allievo del Bianco, Pietro Antonio Corradi, fu chiamato ad ampliare l’edificio (1645-1655).

A questo periodo risale la sistemazione del giardino, qualificata dall’invenzione del grande ninfeo sul fondo. Subito dopo lo stesso Francesco Maria fece ornare le sale del secondo piano nobile (attuale terzo piano) con un importante ciclo di affreschi, che non solo costituisce il piĂą prezioso ornamento pittorico dei palazzi dell’Ateneo, ma va riconosciuto quale uno dei vertici assoluti della decorazione barocca a Genova.

Realizzata in fasi successive, tra il sesto e l’ultimo decennio del secolo, l’esecuzione degli affreschi vide dapprima impegnato Valerio Castello, geniale innovatore della pittura genovese alla metĂ  del Seicento, che con la collaborazione del quadraturista bolognese Andrea Sighizzi dipinse tra il 1655 e il 1659, anno della sua morte, il Ratto di Proserpina ed altri temi mitologici nella loggia, trasformata in galleria, affacciata sul giardino (ora Biblioteca di Storia dell’Arte), ed ornò le volte delle sale di Leda, della Pace e del Carro del Tempo. Attigua alla loggia del Ratto di Proserpina è la sala recante la raffigurazione di Apollo con le Muse, eseguita nella prima metĂ  degli anni sessanta da Domenico Piola, che proseguì i lavori dopo la morte del Castello. La sala dĂ  accesso alla galleria detta degli Amori degli dei, probabilmente affrescata in occasione delle nozze tra il nuovo proprietario Francesco Maria II Balbi e Clarice Durazzo (1693). Alla levitĂ  dei temi prescelti ben si attagliano la libertĂ  di segno e la chiara cromia di Gregorio De Ferrari, protagonista di questa fase conclusiva della decorazione.